Via Mezzavilla a Carasso: granito portoghese! E quello ticinese?

Ringraziando delle risposte contenute nello scritto del 4.10.2012 alle domande poste nella precedente interrogazione del 30 agosto 2012, Nicola Pasteris e Michele Genini (quali primi firmatari) chiedono al Municipio quanto segue:

  1. Perché si è provveduto a posare dei dadi di granito aventi misure inferiori a quelle contenute in capitolato (6/8 cm anziché i previsti 8/11 cm)?
  2. La ditta Bassani di Faggeto Lario (Como), che ha fornito alla ditta CPA di Lugano del granito portoghese aventi dimensioni 6/8 cm, avrebbe avuto la possibilità di fornire dadi conformi (8/11) secondo quanto richiesto nel capitolato?
  3. Considerato che il “Municipio è stato tempestivamente informato della non conformità del materiale (dimensione dadi)…” per quale motivo non sono stati interrotti i lavori per tempo e si è comunque provveduto a posare l’intera superficie prevista, ovvero 400 m2 di granito portoghese, benchè non conforme?
  4. Quando sono iniziati, rispettivamente ultimati, i lavori di pavimentazione in granito? Quando e da chi è stato informato il Municipio della non conformità? Ritiene il Municipio che il DOP del Comune ha svolto il proprio compito in maniera ineccepibile?
  5. Considerato che Via Mezzavilla presenta una pavimentazione esistente in granito indigeno, nei limiti della Legge federale sul mercato interno, è stato ipotizzato il riutilizzo del granito rimosso e/o la fornitura di granito indigeno analogo nel rispetto del concetto di omogeneità estetica delle superfici?
  6. Dove è stato depositato il granito rimosso? È nel frattempo già stato utilizzato? Se si, in quale ambito o circostanza? Oppure verrà riutilizzato in futuro per la pavimentazione di altre strade?
  7. Nella risposta del 4.10.2012 si afferma che “la procedura d’appalto e di assegnazione si è svolta nel pieno rispetto della LCPubb e relativo regolamento d’applicazione (RLCPubb)”. Considerato che nelle condizioni del bando di concorso era esplicitamente indicato che “…i fornitori devono quindi ossequiare tutte le relative disposizioni di legge”, è stato verificato ed accertato il rispetto dell’art. 5 LCPubb e dell’art. 6 RLCPubb nella procedura d’aggiudicazione?
  8. Nella determinazione del migliore offerente (che non dovrebbe necessariamente corrispondere al minor offerente), quali criteri sono stati valutati (potenzialità, prezzo, apprendisti, altro) e quale percentuale è stata pretesa per ogni singolo criterio?
  9. A quanto ammonta la differenza in franchi e in percentuale tra la ditta che si è aggiudicata l’appalto e le altre imprese offerenti? Queste ultime, quale tipo di granito (formato, provenienza, ecc.) avrebbero fornito?

Infine rimarchiamo che le cave di granito ticinesi rappresentano da decenni una realtà economica di tutto rispetto: negli ultimi anni, l’associazione padronale di categoria (AIGT) lamenta di essere trascurata dagli enti pubblici. Gli scriventi consiglieri comunali, in una logica di sostegno dell’economia locale (nell’ambito ovviamente dei limiti della Legge federale sul mercato interno), trovano quantomeno discutibile che, con condizioni d’appalto mirate, non siano stati orientati coloro che intendevano partecipare alla gara pubblica verso un subappalto a favore delle cave di granito locali (ad esempio, esigendo una continuità qualitativa di prodotto tra i dadi da tempo posati e i dadi utilizzati per l’opera).

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